Il dolore è veramente necessario?


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La guerra, la fame e il dolore. Queste sono le tre risposte che darebbe un bambino a cui si chiedesse cosa vorrebbe cancellare dal mondo, eppure il dolore…

Il dolore è un’entità antica quanto l’uomo. Al pari di altri sensi come il tatto o la vista, questo tipo di percezione è cresciuto e si evoluto con la nostra specie, rappresentando uno dei principali sistemi di difesa che abbiamo. L’esempio più lampante della sua utilità è fornito dal bambino curioso che toccando una pentola sul fornello si scotta; il dolore scaturito dall’elevata temperatura è una preziosissima lezione basata sull’esperienza che entrerà prepotentemente nella nostra memoria e sarà associata dal nostro sistema limbico ad una sensazione spiacevole che ci indurrà ad evitare di compiere nuovamente lo stesso gesto. E qual è la più primitiva reazione al dolore? Il pianto, nei bambini ma anche negli adulti più sensibili, è apparentemente un comportamento privo di senso in quanto una volta presa coscienza di un input dolorifico e aver scampato il pericolo a questo collegato la razionalità dovrebbe prendere il sopravvento. Invece, poichè le vie ascendenti del nostro sistema nervoso proiettano al sopracitato sistema limbico, si avrà una reazione emozionale, un processo più antico del linguaggio stesso che durante la nostra evoluzione è servito come richiamo per attirare l’attenzione del gruppo. Un vero e proprio allarme.

Esiste una rara patologia, l’insensibilità congenita al dolore, che più di qualsiasi speculazione teorica ci dimostra l’importanza del dolore. Gli individui affetti da questa sindrome presentano un deficit della componente nervosa deputata alla trasmissione degli stimoli dolorifici, mancanza che comporta uno sviluppo comportamentale non corretto che sottopone il soggetto in questione a continui rischi per la propria salute, non avendo alcun campanello di allarme che lo avvisi. Riallacciandoci all’esempio precedente del bambino curioso, questi non toglierà il dito dalla pentola bollente e andrà incontro ad un’ustione, tanto per cominciare.

Appurata l’importanza del dolore nell’ambito degli stimoli fisici, ovvero in caso di traumi e ferite che arrecano danno al corpo, proviamo ad affacciarci sull’argomento inevitabilmente collegato al precedente ma di comprensione e discussione molto più ardua; come si spiega il dolore di tipo esclusivamente emotivo? La perdita di una persona cara, un amore non corrisposto, il rimorso ecc sono tutte circostanze che più volte possono presentarsi nella vita causando quello che viene indicato grossolanamente come “dolore interiore”. Le cause di questo tipo di sofferenza sono totalmente separate da quelle del cosiddetto “dolore somatico”, sebbene le strade di entrambi siano destinate ad incontrarsi lì dove è custodita la nostra emotività. Avete mai pianto per uno dei motivi appena citati? Questa convergenza indica l’esistenza di un meccanismo comune e indissolubile. Una delle possibili spiegazioni del dolore emotivo fa capo, anch’essa, alle origini della “società umana”, intesa come un’unione che fa la forza dove la perdita di un elemento rappresenta un indebolimento del gruppo e quindi spinge affinchè i legami restino saldi e la perdita di un elemento sia vista come un avvenimento molto negativo. Un’altra origine è proposta dalla spinta fornita dalla sopravvivenza della specie, che per alcuni avrebbe indotto la nascita del sentimento per facilitare la riproduzione. Il mantenimento della specie sembra quindi la causa ultima che spinge un animale come l’uomo a fare gruppo, utilizzando l’emozione come un mastice e il dolore come un deterrente.

Un altro collegamento tra dolore fisico ed emotivo è fornito dall’evidenza che sostanze analgesiche come l’endorfina attenuino sia l’uno che l’altro tipo di sofferenza. Molto prima della nascita della neurofisiologia poeti e filosofi si sono lanciati nell’esplorazione di questo universo cosi intricato, intuendo da subito una correlazione tra corpo e mente. Chi non ha mai sentito la locuzione “mens sana in corpore sano”? Data la stretta correlazione tra la mente, intesa come anima, e il corpo, non stupisce che esista un profondo collegamento che protende all’equilibrio della persona, di cui una delle minacce più gravose è senza dubbio il dolore che sembra funzionare seguendo il principio dei vasi comunicanti: il dolore che riempie il vaso del corpo finirà inevitabilmente per spostarsi (leggasi ripercuotersi) nel vaso della mente, e viceversa.

Il dolore somatico e quello emotivo sembrano quindi tutt’altro che separati, e in attesa della risposta definitva che un giorno la scienza ci fornirà, forse, non resta che consolarsi con le parole dei grandi poeti che hanno messo a disposizione dei posteri la loro grande sensibilità: “Non sapevo bene che cosa dirgli. Mi sentivo molto maldestro. Non sapevo bene come toccarlo, come raggiungerlo…Il paese delle lacrime è così misterioso.” Il Piccolo Principe – Antoine de Saint-Exupéry