Le dipendenze comportamentali dei nostri giorni


addiction

L’assuefazione da internet, la droga dei selfie, la sexual addiction, la bulimia… Dove bisogna tracciare la linea tra normalità e dipendenza?

Grazie ad un’iniziativa dei ragazzi di “I AM Sapienza”, a cui vanno i nostri sinceri complimenti, si è tenuta all’università di Roma La Sapienza la terza giornata-evento sulle dipendenze che affliggono l’uomo, un appuntamento giunto ormai al terzo anno in cui esperti professori della materia condividono le proprie conoscenze sul mondo delle dipendenze ed espongono al pubblico le proprie idee sull’argomento.

COSA SONO LE DIPENDENZE COMPORTAMENTALI? Come illustrato nell’introduzione presentata dal Prof. Biondi, quando si parla di dipendenze siamo abituati a pensare solo alle dipendenze da sostanze, come quelle da alcol o stupefacenti, ma è importante includere nella categoria anche tutti quei comportamenti che, soprattutto negli ultimi anni, stanno assumendo sempre più importanza e vengono indicati col termine inglese di “addiction”. Come la cocaina agisce sui circuiti di rinforzo del nostro cervello (la dipendenza ci spinge a ricercare questo tipo di attivazione per ottenere “soddisfazione”) cosi fanno le addictions, le quali hanno tutte una neuroanatomia evidente, ovvero specifici circuiti cerebrali coinvolti ed attivati. Alcuni comportamenti umani, ripetitivi, attivano gli stessi circuiti per cui ad esempio chi gioca d’azzardo autostimolerà un dato centro di rinforzo e diventerà dipendente perchè ne trarrà gratificazione ad ogni attivazione; è un drogarsi a tutti gli effetti. Si parla quindi di “dipendenza senza sostanza” ed è caratterizzata dal craving, uno stato d’animo psicofisiologico che si manifesta con un desiderio intenso e irresistibile fino a diventare bisogno. Quando si può parlare di craving? Quando l’individuo raggiunge un livello in cui il desiderio dell’oggetto della propria dipendenza diventa cosi forte da non poter pensare ad altro.

INTERNET ADDICTION DISORDER

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Nel suo intervento il Prof. Tonioni ci tiene a sottolineare che nei giovani, piuttosto che di dipendenza, si debba parlare di fasi d’abuso in quanto non si tratta di dipendenze patologiche ben definite ma momenti caratteristici del processo di crescita. Qualsiasi dipendenza è sempre una punta di un icerberg, una sovrastruttura alla cui base si trova un campo mentale da dover riempire sempre della stessa cosa. Perchè si ricerca la stessa cosa? Perchè ogni dipendenza patologica si “prende cura” del paziente come nemmeno il medico riuscirebbe a fare. Lo fa stare bene, seppur danneggiandolo.

La dipendenza da internet è sicuramente una delle più curiose ma è facilmente comprensibile se si guarda alla rete come ad un moltiplicatore di relazioni, e gli adolescenti vivono di relazioni con il proprio gruppo di pari. Qual è il lato negativo? E’ il ritiro sociale, evidente nei pazienti che passano 18-20 ore davanti ad uno schermo tra telefono, computer e videogames fino ad arrivare ad abbandonare la scuola. Qual è la perdita maggiore di questa estraniazione? Due ragazzini che chattano non si inceppano mai, non arrossiscono se parlano in webcam perchè il rossore come la balbuzia o la tachicardia sono tutte manifestazioni della comunicazione non verbale, e sebbene possano sembrare delle debolezze comunicative sono in realtà elementi fondamentali del rapporto interpersonale. La comunicazione digitale è reale ma non è intera perchè la comunicazione non verbale si attiva solo quando gli interlocutori sono a portata fisica; le emozioni passano per il corpo come i sentimenti per la coscienza. Si può dichiarare amore ad una persona via chat, programmare quando dirlo, scegliere il tono e prendersi tutto il tempo per scegliere il modo più consono per farlo ma nessuna comunicazione sarà mai più sincera, e quindi toccante, di una dichiarazione dal vivo in cui mentre si parla si arrossisce davanti all’altra persona. Questa è la base della fiducia e quest’opportunità i ragazzi dell’era internet non la hanno.

Per quanto riguarda il gaming non si può di certo descriverlo come causa della rabbia infantile, come in molti sostengono, ma di un detonatore. Per il Prof. Tonioni la “rabbia infantile” è l’accumulo di una sana aggressività che nei bambini è la spinta per la scoperta. I dipendenti non esplorano il mondo, quindi non sfogano questa rabbia che può esplodere o somatizzarsi (rendendo i bambini timidi o che “casualmente” si ammalano il giorno prima di qualche evento sociale).

Che dire dei profili social? Prima dell’era digitale, quando si sognava ad occhi aperti, ci si immaginava vincenti ovviamente, proprio come oggi, e si costruiva un io ideale che però rimaneva confinato nella nostra privata immaginazione e poi col tempo riusciva facilmente a dissolversi. Oggi questa immaginazione viene proiettata sui profili dei social network, dai quali è però impossibile regredire perchè pubblici e quindi si va incontro a degli sforzi immani per mantenere delle apparenze la cui insoddisfazione sfocia facilmente nella depressione.

BULIMIA

bulimia

Il Prof. Loriedo presenta la bulimia come un’epidemia invisibile, una malattia nascosta perchè non è evidente l’individuo bulimico, non essendo fisicamente vessato come l’anoressico; il volto di un bulimico è il volto di una persona che sta bene eppure ha lo stesso rischio di morte di un anoressico. I 3 maggiori disturbi alimentari dei nostri tempi sono:

  • anoressia
  • bulimia
  • disturbo da alimentazione incontrollato

Anoressia e bulimia sono la prima causa di morte delle giovani donne ma dell’anoressia sappiamo già tutto da centinaia di anni, la bulimia è un fenomeno degli ultimi 40 anni. Inoltre non è affatto vero che l’anoressia sia più diffusa e più grave della bulimia. La spinta bulimica è data dal bisogno di dover eliminare tutto quello che si è mangiato per mantere il proprio peso corporeo, processo che il più delle volte si facilita inducendo il vomito, facendo uso di lassativi, di diuretici o di attività fisica estrema. Inutile sottolineare quanto queste attività portate all’estremo siano pericolose per la salute. La causa principale di morte è la perdita di Potassio, deprivazione che porta al blocco dell’attività cardiaca e quindi ad arresto cardiaco. Prima della crisi finale la persona però appare totalmente sana ed è questo il motivo per cui si parla di “sindrome invisibile”. Quando presenti i sintomi principali che si rinvengono nel bulimico sono il rigonfiamento delle parotidi, a causa del vomito, e il danneggiamento dei denti mediato dal rigurgito dell’acido gastrico. La bulimia porta inoltra alla multi-impulsività, ovvero all’incapacità di frenare gli impulsi che si avvertono, sia in area alimentare che sessuale fino ad arrivare a comportamenti di tipo autolesionistico.

DIPENDENZA SESSUALE

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Il Prof. Biondi ci parla poi della dipendenza sessuale, un fenomeno esploso dopo gli anni 80 e oggi molto presente. Esistono vari modi per chiamarla: sexual addiction, ipersessualità, ninfomania ecc ma il fattore comune è l’incapacità degli individui colpiti di non saper gestire la propria sessualità, essendo questa a gestire loro. Nonostante il dibattito internazionale e i vari casi clinici riportati questa dipendenza ancora non è stata riconosciuta come disturbo mentale, pur presetandone gli aspetti chiavi: il processo attraversa vari step e si insinua sempre più nella mente dell’individuo che va incontro a comportamenti errati, tra cui il sesso senza protezione come sfida, la totale assenza di coinvolgimento, la mancata ricerca del piacere personale, la strumentilizzazione del partner e tanti altri aspetti che portano all’erosione dell’emotività del paziente fino ad arrivare anche ad implicazioni di tipo legali. Il “sex addicted” ha una vita che si disregola e va incontro a conseguenze sempre più lesive: dipendenza dalla pornografia, prostituzione, infezioni sessuali, rottura delle relazioni sociali, senso di ineguadatezza, abusi sessuali, abuso di droghe, depressione e suicidio. L’American Psychiatric Association tuttavia non ha ancora deciso di includere questa sex addiction nelle dipendenze patologiche.

NO SELF(IE) CONTROL

selfie

Il Prof. Gradini non è certamente un amante dei selfie e identifica coloro che ne abusano come individui incapaci di autocontrollo. Per lui esiste una “sindrome del selfie” che ricorda un disturbo ossessivo-compulsivo che porta i soggetti ad effettuare centinaia di selfie per poi condividerli sui vari social. Chi sono questi selfie-addicted? Persone che soffrono di narcisismo, un parola che deriva da “narcis” che significa stordimento, e questo la dice lunga: il narciso emette un odore spettacolare che ottende il sensorio. Il narcisista soffre di altri disturbi del comportamento: è spesso egoista, si sente al di sopra delle regole, non ascolta i consigli degli altri, non si prende mai colpe ed è fortemente irascibile. Tra gli altri effetti negativi si riscontra il dismorfismo, cioè una distorta visione del proprio corpo che porta questi individui a vedersi imperfetti e a soffrirne di conseguenza. Anche qui i circuiti nervosi coinvolti sono gli stessi di quelli delle dipendenze da sostanze.

Relatori dell’evento:

  • Massimo Biondi: Professore Ordinario di Psichiatria e Direttore del Dipartimento di Scienze Psichiatriche e Medicina Psicologica dell’ Università “La Sapienza” di Roma
  • Camillo Lorriedo: Professore Associato di Psichiatria e Direttore della UOC di Psichiatria e Disturbi del Comportamento Alimentare.
  • Luigi di Nuzzo: Dipartimento di Medicina sperimentale,La Sapienza.
    Istituto di Psichiatria,Università Cattolica del Sacro Cuore
  • Federico Tonioni: Psichiatra, Università Cattolica del Sacro Cuore.
    Responsabile dell’Area delle Dipendenze da Sostanze e delle Dipendenze Comportamentali – Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli
  • Prof. Gradini: Professore associato in Patologia Generale, diparimento di Medicina Sperimentale, Direttore del Master in Psiconeurobiologia, università La Sapienza.
  • Prof. Marino: docente di Storia dell’Arte e Industrial Designer

Un sentito ringraziamento allo staff di “I AM Sapienza” per aver organizzato questo interessantissimo evento.